MIGRAZIONE ANCESTRALE

Lucarini Orejon

Year:

2017

Media:

Ferro, Bronzo, Cera, Materiali di recupero

Size (cm):

100 x 100 x 15

Roma 2018

Other works

RIPOSA IN PACE

Lucarini Orejon

Year:

2017

Media:

Legno, bronzo, gesso, ottone, materiali di recupero

Size (cm):

100 x 20 x 10

Roma 2018

EX VOTO

Lucarini Orejon

Year:

2017

Media:

Ferro, Gesso, Materiale di recupero

Size (cm):

55 x 80 x 70

Roma 2018

Biography

Valentina Lucarini Orejon, classe 1985, nasce a Pietrasanta da padre italiano e madre spagnola.
Figlia d'arte, nata in una famiglia di fonditori, cresce circondata dagli scultori e dagli artigiani più capaci. Suo nonno Gino è infatti, uno dei tre soci fondatori della "Fonderia Artistica Versiliese" di Pietrasanta, nota per le sue collaborazioni con alcuni tra i più grandi nomi dell'arte internazionale; alla fine degli anni novanta, dopo la sua morte, suo padre Tiberio e gli zii Franco e Gabriele prendono in mano le sorti della fonderia, forgiando una nuova generazione, pronti per accogliere quella successiva. Valentina entra senza esitazione in quel mondo affascinante e segreto; da loro apprende le tecniche della fusione a cera persa, della formatura e dell'ingrandimento di sculture in creta con l'uso del pantografo, assieme a quei trucchi del mestiere che solo la pazienza e la pratica possono rivelare.
Nel 2005, ancor prima di completare gli studi, realizza, per le grandi navi da crociera MSC, una serie di opere scultoree di medie e grandi dimensioni nei materiali quali bronzo, marmo e alluminio, in collaborazione con galleria FP Luxury Art di Genova.
Si diploma all'Istituto Statale d'arte "Stagio Stagi", e si laurea con votazione finale di 110 e lode all'"Accademia di belle arti di Carrara", con una tesi sulle tecniche fusorie dei grandi monumenti a tema equestre.

Per arricchire il proprio bagaglio culturale, frequenta gli studi di alcuni tra i più importanti artisti del panorama contemporaneo, divenendone talvolta assistente.
Grazie alla sua formazione artistica a 360°, realizza le proprie senza intermediari, eseguendone personalmente ogni passaggio: dal modello di argilla o cera, alla formatura, sino alla finitura dei bronzi.
Nel suo studio situato all'interno della fonderia di famiglia, aiutata dall'ambiente propositivo e stimolante che la circonda ogni giorno, approfondisce e accresce costantemente il proprio bagaglio artistico e intellettuale, rimanendo fedele al suo senso estetico e plastico.

Project

Relic as legacy of the human mind. Absence as a heavy burden for the man that wants to forget.

Historically in Christianity the precious remains of a saint adopts the form of a relic.
The body of a saint provided a spiritual link between life and death. A link between man and God.
In it's literal form, these sacred bones are the remnants of a decay, death and loss.
Through my last series of works, called “Relics”, I try to interpret the religious values of this physical relics.
Memory and the Presence; not religious but spiritual values, connected inexorably to the past and present.
These remains are objects that become memories of the past, yet connect us to a something new and inexplicable.
Nature is nurtured from a nest, a safe place, a home. For man is made of his memories, values and moral conduct. These memories and stories passed down from families, religious education and culture.
In my home there are hidden memories and missing relics.
In 1944 the Nazi regime captured my great-grandfather and his son from their home. Their nest is still empty. To this day no one knows where they were taken and what happened to them. I am still looking for their ending, their story, their remains...
I try to recreate those memories in every detail of my sculpted relics.
Be it the living memories of muscle, the physical structure depicting the strength that binds the body to the soul.

Can a soul be a relic? Otherwise, how to explain what the time leaves in and on our things? Are there traces of inanimate object?



Reliquia come lascito dell'animo umano. Assenza, come un fardello troppo pesante per l'uomo che vuole dimenticare.

Nella tradizione cristiana, la reliquia è ogni resto del corpo o anche ogni oggetto che è o si presume appartenuto o connesso ad una persona venerata come santa. Letteralmente, sono degli avanzi di quanto è andato distrutto e perduto, o i resti di una persona morta.
Attraverso la mia ultima serie di opere, chiamata “Reliquie”, cerco di decifrare cosa significhino e cosa siano per me, i valori del del Ricordo e della Presenza; valori non religiosi ma spirituali connessi inesorabilmente alla fragilità umana presente nelle “cose”umane, negli oggetti, che diventano giacenze di memorie del passato.

Tutto nasce da un nido, da una casa. Nelle case vi sono i ricordi. Fanno bene, fanno male, ma ci sono. Nella mia casa, anzi, le mie case, ci sono ricordi che nessuno sa di aver nascosto. Il mio bisnonno e suo figlio, sono stati prelevati di casa, probabilmente nel 1944, dai Nazisti, e non vi hanno fatto più ritorno. Il loro nido è ancora vuoto. nessuno sa ancora dove siano. Io li sto cercando ancora.

Nessuno si accorge di te, fino a che non nota la tua assenza. In tua presenza risulta assai facile. Ma senza…
Passeggi in un orto, è agosto. Tutto è già troppo maturo.
L'erba esala un fiato umido di rame
e le polpe calde dei pomodori a malapena contenute
dalle sottili membrane, pelli sull'orlo di una impercettibile rottura.
Sul fogliame uno scintillio, un luccicare umido di chiocciola o forse una lumaca. Eppure non c'è. Ma sai che c'era, che c'è stato un momento in cui ha percorso una strada. E lì la traccia permane sottile ma decisa. Ecco una reliquia, Profana e Minima, di vita.

Può essere l'anima una reliquia?
Altrimenti come spiegare ciò che il tempo lascia
nelle e sulle nostre cose? Su oggetti inanimati vi sono tracce di anima?
Come spiegare allora, il sordo tonfo che fa il cuore
quando vediamo immagini che non hanno senso apparente, ma il nostro Io più profondo lo coglie, prima che la ragione possa fare anche un solo passo?

Gli occhiali, semplici, da vista. Li vediamo su un tavolo di casa. E sono occhiali. Li vediamo accatastati, sopra una montagna di altre migliaia di occhiali. E sono la morte. E questa morte è la presenza, la testimonianza stessa di quelli che li portavano, che col dito se li tiravano sul naso, che li pulivano con la manica della camicia.
Certo, qualcuno può ragionevolmente dire che c'è in gioco il fattore Conoscenza.
Sarebbe questo allora a scatenare quella compassione primordiale? Quel rispetto, quella venerazione verso la vita che non c'è più ma di fatti si è manifestata in un oggetto, in un resto, una Reliquia?
Non solo femori, capelli e mantelli di santi. Una reliquia per un'anima, un'anima per una reliquia.

Sei ancora nell'orto e osservi la scia di bava che si secca al sole. Quasi ti sfiora l'insano pensiero di seguirla, tra le lattughe e il prezzemolo continuando, al di là delle zucchine. Quasi ti sembra di vederla apparire lì davanti, da un momento all'altro, la bestiola, la grande assente.

La Reliquia è muta. Di un mutismo agognante, disperato e folle, un mutismo che sta per spiccare parola. E noi, nella nostra venerazione, tendiamo l'orecchio come se ci aspettassimo di sentire quella voce, che rompe gli argini del tempo, del reale, che diventa stregoneria. Aspettiamo di essere spaventati da quel qualcosa. Ma questo non accade mai(quasi, magari ai medium, o agli sciamani).
Lui, Lei, con i suoi affetti e difetti, sta forse ancora lì, muto o muta a proiettare nei nostri cervelli delle polverose diapositive
Così ci troviamo a collezionare quelle voci trattenute, nelle cose nei ricordi, in un cappello, in una foto. E le veneriamo. E aspettiamo. Ma di certo (forse) non accadrà nulla. O forse, mentre sovrappensiero, ti starai pettinando i capelli allo specchio, sentirai una voce lontana e distorta provenire dal ventre della casa, una voce col tuo nome dentro.
Ti renderai conto di essere sola, lì, in quel momento.
Ti dirai – forse era il vento- e cercherai
di convincertene, mentre chiuderai la finestra, mentre ti spaventerà l'immobilità austera delle foglie degli ulivi.

Non escludo la possibilità di una istallazione scultorea nel parco esterno.

Lucarini Orejon